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Pubblicato il: Thu, 24 Oct 2013 - Letto: 2062  volte

Il licenziamento disciplinare non pu ex ante essere qualificato come disoccupazione

Risposta n. 29/13 ad interpello dei Consulenti del lavoro su Aspi.

IMMAGINE

22/10/2013 - n. 29/2013
destinatario: Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
istanza: ASpI e licenziamento disciplinare

Il licenziamento disciplinare non può ex ante essere qualificato come disoccupazione “volontaria”. Ciò in quanto la sanzione del licenziamento quale conseguenza di una condotta posta in essere dal lavoratore, sia pur essa volontaria, non è “automatica” (v. Cass. sent. 25 luglio 1984 n. 4382, secondo cui “l’adozione del provvedimento disciplinare è sempre rimessa alla libera determinazione e valutazione del datore di lavoro e costituisce esercizio di potere discrezionale”), senza contare l’impugnabilità dello stesso. In tali casi potrebbe risultare peraltro iniquo negare la protezione assicurata dalla’ASpI nell’ipotesi in cui il giudice ordinario dovesse successivamente ritenere illegittimo il licenziamento impugnato.

Atteso quanto sopra esposto, non sembrano esservi margini per negare il contributo a carico del datore di lavoro previsto dall’art. 2, comma 31 della L. 92/2012, in quanto lo stesso è dovuto “per le causali che, indipendente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI”.

Il Ministero del Lavoro, con risposta all’Interpello n. 29/2013, cerca di portare un po’ di chiarezza relativamente alle diverse causali di cessazione del rapporto di lavoro che soggiacciono all’obbligo di versamento del ticket ASpI da parte delle aziende. Viene confermata così l’interpretazione fornita da Fondazione Studi dei primi mesi dell’anno (si veda al riguardo l’e-book l’AspI e il costo del lavoro nel 2013) nel quale si affermava che i datori di lavoro sono tenuti a versare il c.d. ticket ASpI anche in relazione alle cessazioni occorse a seguito di licenziamento disciplinare per giustificato motivo soggettivo o giusta causa. Il Ministero, nel ripercorrere la normativa ad oggi in vigore, oltre ai differenti chiarimenti emanati dall’Inps, ha evidenziato “che le cause di esclusione dall’ASpI e del contributo a carico del datore di lavoro sono tassative e riguardano i casi di dimissioni e di risoluzione consensuale”. Il dicastero prosegue poi: “non sembra potersi escludere che l’indennità di cui al comma 1 e il contributo di cui al comma 31 dell’art. 2, L. n. 92/2012 siano corrisposti in ipotesi di licenziamento disciplinare, così come del resto ha inteso chiarire l’Istituto previdenziale, il quale è intervenuto con numerose circolari per disciplinare espressamente le ipotesi di esclusione della corresponsione dell’indennità e del contributo in parola senza trattare l’ipotesi del licenziamento disciplinare”. Ratio aggiuntiva, ad avviso del Ministero, a tale interpretazione risiede nel fatto che “nel caso di specie il licenziamento disciplinare può essere considerato un’adeguata risposta dell’ordinamento al comportamento del lavoratore e, pertanto, negare la corresponsione della ASpI costituirebbe un’ulteriore reazione sanzionatoria nei suoi confronti”.