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Pubblicato il: Wed, 27 Nov 2013 - Letto: 1150  volte

Lavoro intermittente con interprete e traduttore di scuola di lingua escluso se non rientra in requisiti soggettivi o oggettivi

Ministero risponde a CNO con interpello n.31/13 limitando il campo del RD.

IMMAGINE

19/11/2013 - n. 31/2013
destinatario: Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
istanza: interpreti e traduttori di scuola di lingua – lavoro intermittente 

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza di interpello in merito al possibile utilizzo della tipologia contrattuale del lavoro intermittente in relazione alle figure dell’interprete e del traduttore che espletano la propria attività presso scuole o istituti di lingua.

In particolare si chiede se le suddette categorie professionali possano essere assimilate a quella degli “interpreti alle dipendenze di alberghi o di agenzie di viaggio e turismo”, contemplata al n. 38 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, così come richiamata dall’art. 40, D.Lgs. n. 276/2003 e dal D.M. 23 ottobre 2004 di questo Ministero.

Secondo il ministero, la terminologia utilizzata nel Regio decreto n.2657/23 evidenzia che le relative attività si riferiscono solo a prestazioni di interpretariato rese nell’ambito di strutture di tipo alberghiero, ovvero presso agenzie di viaggio e del turismo, come confermato peraltro dall’esclusione espressa, contenuta nella medesima clausola,  degli interpreti che svolgono anche incarichi o compiti di diversa natura a favore delle medesime strutture. Pertanto non sembra possibile operare una equiparazione della figura dell’interprete/traduttore impiegato presso scuole o istituti di lingua a quella di cui al n. 38 della tabella citata.

Resta ferma la possibilità di instaurare un rapporto di lavoro di natura intermittente anche in tali ambiti laddove il lavoratore sia in possesso dei requisiti anagrafici di cui all’art. 34 del D.Lgs. n. 276/2003 o qualora sia previsto dalla disciplina collettiva di settore. 

Ambito di applicazione 

Il ricorso al contratto di lavoro intermittente è ammesso (art. 34, D.Lgs. n. 276/2003 come modificato dall’art. 1, c. 21, L. n. 92/2012) nei seguenti casi:

  1. per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale (Circolare Ministero Lavoro n. 18/2012);

  2. per prestazioni rese da soggetti con più di 55 anni di età. E’ ipotizzabile che, anche a seguito della riscrittura di tale passaggio normativo, i lavoratori in questione possano essere anche pensionati (Circolare Ministero Lavoro n. 20/2012);

  3. per prestazioni rese da soggetti con meno di 24 anni di età. Ai fini della stipulazione del contratto, il lavoratore non deve aver compiuto 24 anni e ai fini dell’effettiva prestazione di lavoro intermittente non deve aver compiuto 25 anni. In altre parole, si potrà stipulare il contratto con un lavoratore di massimo 23 anni e 364 giorni e la prestazione potrà essere resa fino al giorno prima del compimento dei 25 anni.

Il Ministero del Lavoro con la circolare n. 18/2012 ha affermato che, in assenza di una regolamentazione specifica da parte della contrattazione collettiva, il D.M. 23 ottobre 2004, mediante un effettivo rimando alle tipologie di attività già indicate nella tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923, ha individuato le ipotesi in cui è ammissibile la stipulazione di contratti di natura intermittente.

Ricordiamo le interpretazioni già fornite dal Ministero del Lavoro in relazione alla corretta applicazione del sopra richiamato R.D. n. 2657/1923 in funzione della stipulazione del contratto in esame: con circolare n° 4/2005 il Ministero del Lavoro afferma che non bisognerà verificare i “requisiti dimensionali e le altre limitazioni alle quali il regio decreto fa riferimento. […] Non rileva pertanto neppure il giudizio caso per caso circa la natura intermittente o discontinua della prestazione […]”.